La storia dell'Inno d'Italia



Risorgimento italiano; i patrioti sono in fermento, tutti con un unico ideale: l'unità d'Italia, pendono per questo dalle labbra di Garibaldi, Mazzini e Cavour.
Sono giovani, i combattenti, qualcuno artista, e uno fra tutti nel 1847, un genovese, sente il bisogno di scrivere un testo che sia di sprone nel compimento dell'Unità d'Italia.
Questo giovane si chiama: Goffredo Mameli. Un testo solo però non basta, serve la musica, e gli è offerta da un suo amico, genovese come lui, Michele Novaro.
Già da allora Genova doveva essere la fucina di artisti che lasciano il segno!
Il canto di Mameli-Navaro, come ogni canzone che si rispetti aveva tutti i presupposti per diventare un pezzo intramontabile, solo che non lo sapeva nessuno, ad ogni modo fece subito breccia negli animi dei combattenti, e il Canto, divenne Fratelli d'Italia come recita il primo verso.
Il testo nacque di getto e pieno di fervore patriottico, con scivolosità poetiche che non piacquero a Mazzini, e la musica poi, una marcetta troppo orecchiabile, che si potrebbe cantare anche mentre uno si rade.
Nel 1848, fu lo stesso Mazzini che disse a Mameli di rifare un novo inno, e la musica fu affidata nientemeno che a Giuseppe Verdi.

C'era l'intenzione di trasformare il nuovo Inno in una Marsigliese d'Italia, ma come sempre tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare, e il risultato fu una cosa bestiale, le parole poco incisive, e la musica uno dei pezzi da dimenticare di Verdi.
Risultato? Fu lasciato tutto com'era!
Intanto la lotta continua, Mameli nel 1849 è al fianco di Garibaldi, a Roma, è già nata la Repubblica Romana, e combattendo contro i francesi è ferito ad una gamba, morirà a soli 22 anni per cancrena.
Senza infamia e senza lode, l'Inno rimase così "tra color che son sospesi" nel senso che c'era, ma era come se non ci fosse.
Durante il fascio, i fascisti non hanno il tempo di prenderlo in considerazione, sono alle prese con i loro inni e marcette che vogliono o debbono cantare.
Arrivano due guerre, nel 1946 nasce l'attuale Repubblica, ma ci sono le macerie da rimuovere, i morti da contare e da piangere, il morale degli italiani a pezzi, gli alleati che strombazzano "In the mood" si cerca di ritornare a vivere, per quanto possibile, perciò il problema dell'Inno è all'ultimo posto.
Si decide allora che Fratelli d'Italia, può restare per il momento l'Inno provvisorio della Repubblica.
Perché provvisorio?
Innanzi tutto perché bisogna trovare una musica più marziale e rappresentativa, poi perché le parole potrebbero dare qualche problemino con la Chiesa, se lo leggete attentamente vedrete che un po' di fervore anticlericale compare, non per nulla Mameli muore a Roma per unificare l'Italia.
Ho detto provvisorio prima, ma da noi nulla è più definitivo di un provvisorio, e, infatti, Fratelli d'Italia è diventato il nostro Inno a tutti gli effetti.
Fino agli anni '90 l'Inno è "suonato" nelle manifestazioni importanti, finché la destra non lo riscatta come simbolo dell'unità d'Italia.
La sinistra dal canto suo non può accettarlo in pieno, primo perché lo ha detto la destra, secondo perché lo ha detto la destra, ci sarebbe anche un terzo motivo, ma è eguale al secondo e di riflesso al primo.
Tempi addietro destra, sinistra e centro erano tre fazioni politiche ben delimitate, e tra la destra e la sinistra c'era un abisso, erano in netta antitesi in tutto, a cominciare dal saluto; da una parte mano destra aperta e braccio destro teso; dall'altra mano sinistra chiusa a pugno e braccio sinistro piegato.
Quindi le differenze da una parte e dall'altra c'erano, dovute ad un'anatomia e fisiologia di partito che segnava limiti invalicabili.
Con la moderna concezione della politica di coalizione, cosa accade? Si domanderanno in molti.
Quello che vedete; un caos totale ideologico, e a farne le spese per prima   fu  la coalizione di centro-destra con l'alleanza con la Lega.
Come fa la destra che ama l'idea dell'unità d'Italia e del Tricolore a stare in coalizione con un partito che invece la pensa in maniera opposta?
Questo è il primo problema che Berlusconi si trova ad affrontare, per giunta ci si mette anche la sinistra, infatti, nelle manifestazioni  s'inizia a suonare prima di Bandiera rossa o l'Internazionale,  l'Inno d'Italia.
Sgomento e paura, nel governo, il Cavaliere allora tenta di dare un colpo di frusta, e decide di comune accordo con le parti di cambiare l'Inno, affidando ancora a Verdi e al Nabucco, il compito di rappresentare la Nazione.
Ira, fulmini, tuoni e saette, come allora Verdi è scartato da molti, perché si ritiene il Nabucco non consono ad essere un Inno Nazionale.
Con l'Inno d'Italia Verdi è stato un po', come dire "sfigato" ancora una volta Mameli batte Verdi 2 a 0.
Arriva in questo periodo con le sue valigie e la sua consorte al Quirinale, Carlo Azeglio Ciampi, una sera davanti alla televisione presidenziale all'inizio di un incontro vede che l'Inno non lo canta nessuno, fa finta di niente, ma la Signora Franca m'immagino che gli abbia detto:
- O Carlo, tu un lo vedi che l'Inno un lo anta nessuno?
Il Presidente lo aveva visto, e ancora di  più imbestialito dalla puntigliosità femminile di Franca sbotta dicendo:
- Ora ve lo fo' vedere se lo antate o no.
Prende un foglio presidenziale, con penna presidenziale e ci scrive su delle parole altrettanto presidenziali. Le cose ovviamente non sono andate così davvero, ma sta di fatto che con il suo avvento (di Ciampi) l'Inno ora lo si canta.
Potrebbe essere la fine delle peripezie di un Inno, ma ancora qualche ritorno di fiamma c'è, come quando Elisa ne fece una versione rock per farne la colonna sonora per i mondiali del Giappone. Apriti cielo!
Da destra, nella figura del Ministro delle Comunicazioni, si gridò allo scandalo, e che solo in Italia succedono queste cose. Andatevi a cercare sugli archivi i due concerti uno di Jimi Hendrix e l'altro dei Sex Pistols, quando rifecero i rispettivi inni, nessuno gridò allo scandalo, anzi furono tutti contenti e in piedi più di quanto lo erano già.
Da noi la creatività artistica è un peso, come si fa a tenere chiuso nella teca dell'istituzione un bene che è di tutti.
Da musicista e scrittore non ci trovo niente di male a rifare il proprio Inno in versione moderna, dico ragazzi, s'è adeguata la Chiesa con la messa beat, che penso qualche problemino in più lo possa avere avuto nell'introdurre  chitarre, batteria e pianola, in un luogo sacro, perché non possiamo far suonare ad un artista il suo Inno, immaginate una schitarrata blues che intona l'Inno e un Hammond che gli fa da controcanto, che goduria sarebbe.
Ad ogni modo ora c'è, in molte parti l'Inno è scuro nel linguaggio, troppo poetico, tanto da destare contrasti nei versi, ma è il nostro Inno, che insieme al Tricolore ci definisce e ci rappresenta nel Mondo.
Potranno dirci di tutto, che siamo mafiosi, senza sapere di cosa parlano, che siamo tutti spaghetti, pizza e mandolino, ma il nostro essere italiani è lì nell'Inno e nel Tricolore, e dobbiamo esserne fieri, quindi: standing ovation and respect please.

  © Carlo Anzini
        www.iltrasimeno.com


 



Immagine di g_mameli.jpg
Goffredo Mameli

Vai all'Inno
Home

Immagine di novaro_2.jpg
Michele Novaro